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Il Senatore Francesco Giacobbe (PD) sulla strage in Nuova Zelanda

“Provo un enorme dolore e vivo allo stesso tempo una grandissima preoccupazione. Il terribile atto di violenza a Christchurch va condannato senza se e senza ma.

E’ davvero inquietante il clima di violenza che gruppi estremisti fomentano nel mondo. Come senatore italiano eletto all’estero nella circoscrizione che comprende la Nuova Zelanda non può non atterrirmi la notizia che sui caricatori delle armi usate per la strage, fosse inciso il nome di Luca Traini, il 28enne di Tolentino autore della terribile sparatoria di Macerata. 

Voglio esprimere tutta la mia solidarietà’ personale e quella di tutto il gruppo del Pd al Senato alla Nuova Zelanda. 

Dobbiamo tutti continuare a lavorare insieme perché i processi di integrazione e tolleranza sono e restano le risposte più efficaci a questo terribile clima di odio”. Così il senatore del Pd Francesco Giacobbe, eletto all’estero nella circoscrizione che comprende la Nuova Zelanda.

 

Press Release of Sen Francesco Giacobbe (PD)

“Today, we awoke to news of a senseless act of violence in Christchurch. My prayers and thoughts are with the victims, their families and all New Zealand people.

Nothing justifies hatred and violence.

Together with Partito Democratico Group in the Senate we condemn absolutely the attack and express solidarity and heartfelt sympathies to New Zealand.

Extremist groups around the world promote hatred and violence. I am worried and concerned. As an Italian senator elected abroad in the constituency that includes New Zealand, the news that the name of Luca Traini, the 28-year-old from Tolentino, was engraved on the weapons used for the massacre is, to say the least, disturbing.

We must all continue to work together to promote processes of integration and tolerance in Government, Parliament and the society. This is the only solution to combat hatred and violence.”

Senator Francesco Giacobbe

Rome 15th March 2019

RIDUZIONE PARLAMENTARI/ ELETTI PD ESTERO: UN GOVERNO CONTRO GLI ITALIANI NEL MONDO

“Ora tutto è più chiaro. La maggioranza gialloverde ha approvato al Senato la legge costituzionale che riduce del 36,5% il numero dei parlamentari e, con essa, quello degli eletti all’estero, che da 18 passano a 12 (8 + 4). Respinto l’emendamento dei senatori PD, che chiedeva di non intaccare il numero già basso di 18 eletti, in linea con le richieste che in queste settimane sono venute dalle nostre comunità e dal Consiglio generale degli italiani all’estero, intervenuto formalmente più volte per scongiurare tale esito. Il nostro emendamento è stato sostenuto anche da Forza Italia e da Fratelli d’Italia, che però hanno poi votato a favore dell’intero provvedimento”. Così i sei parlamentari eletti all’estero del Pd, i senatori Garavini e Giacobbe, e i deputati Carè, La Marca, Schirò e Ungaro, commentano il primo “sì” del Senato al taglio dei parlamentari.
“Il MAIE, che non ha detto una parola durante l’intero iter parlamentare ed è stato assente alle votazioni, fedele alla regola: stare sempre dalla parte del più forte e del potere, ma non assumersi mai una responsabilità, nemmeno quando sono in gioco i diritti fondamentali degli italiani all’estero”, accusano gli eletti all’estero del Partito Democratico.
“Tutto è più chiaro, si diceva, non solo in relazione alle posizioni dei gruppi parlamentari. Non è stato, infatti, un incidente di percorso, ma – sostengono Garavini, Giacobbe, Carè, La Marca, Schirò e Ungaro – un progetto di ridimensionamento della rappresentanza estera, che ha trovato una precisa esplicazione nelle parole del relatore del provvedimento, il Sen. Calderoli: “Sono uno dei pochi che ha votato contro la legge Tremaglia, se fosse dipeso da me io gli eletti all’estero li avrei aboliti del tutto”. Quindi oggi l’applicazione di un iniquo criterio aritmetico, domani si cercherà di fare di meglio…E così, se la legge costituzionale arriverà fino in fondo, come non ci auguriamo, per eleggere un deputato o un senatore nella circoscrizione Estero ci vorrà un numero di iscritti all’AIRE di circa quattro volte più alto rispetto all’Italia. In questa maniera, senza giri di parole, si viola la Costituzione”.
“Dunque, i tagli al bilancio, l’esclusione dal reddito e dalla pensione di cittadinanza, l’inapplicabilità della “quota 100”, le maggiori difficoltà ad ottenere la cittadinanza per matrimonio, le restrizioni sulla mobilità automobilistica degli iscritti all’AIRE, l’abbandono della nostra comunità in Venezuela non sono casi isolati, ma i tasselli di un mosaico che ormai si va delineando: gli italiani all’estero per questo governo sono estranei e lontani e, talvolta, addirittura “stranieri”. Ma non finisce qui. La legge di revisione costituzionale passerà ora alla Camera e poi avrà altri due passaggi parlamentari. Dobbiamo tutti moltiplicare gli sforzi e l’impegno, a qualsiasi livello, per riaprire lo spazio che i gialloverdi stanno chiudendo e – concludono – difendere i diritti degli italiani all’estero, in nome di un principio di reale cittadinanza e degli interessi veri dell’Italia nel mondo”.

PARLAMENTARI PD ESTERO: SOLIDARIETÀ AL POPOLO VENEZUELANO E AI NOSTRI CONNAZIONALI

“Seguiamo con intensa partecipazione il dramma che il popolo venezuelano sta vivendo in queste ore. Esso, dopo anni di crisi economica e sociale acutissima, è ormai di fronte ad un bivio decisivo per il suo futuro: libertà o dittatura plebiscitaria, ripresa o ulteriore sprofondamento in una condizione di sofferenza sociale insostenibile”. Così, in una nota congiunta, i sei parlamentari Pd eletti all’estero, i senatori Garavini e Giacobbe, e i deputati, Carè, La Marca, Schirò e Ungaro.
“Esprimiamo la nostra solidarietà a tutti i cittadini di quella terra sfortunata, con particolare riguardo ai nostri connazionali e ai loro discendenti, che dopo tanto impegno e sacrifici hanno visto regredire drammaticamente la loro situazione, al punto che molti hanno dovuto affrontare una seconda emigrazione”, si legge ancora nella nota.
“Per tutti è arrivato il momento di dire da che parte si sta. Per quanto ci riguarda, - affermano i parlamentari Pd – non abbiamo alcun dubbio: dalla parte della libertà e della democrazia vera, dalla parte del Parlamento uscito dalla consultazione elettorale, dalla parte di Guaidò che si è assunta la responsabilità di guidare il Paese verso nuove elezioni democratiche”.
“L’Italia e l’Europa – sottolineano i sei parlamentari – devono al più presto prendere posizione chiara abbandonando tatticismi e riserve mentali, favorendo la pacificazione e il ritorno di questo grande Paese alla normalità democratica”.
“Di fronte a questa svolta, diventa ancora più inqualificabile l’eliminazione degli aiuti straordinari che il Governo Gentiloni aveva assicurato per l’assistenza ai nostri connazionali in Venezuela e urgente il loro ripristino”, denunciano Garavini, Giacobbe, Carè, La Marca, Schirò e Ungaro. “Così come vanno rimossi i filtri che sono stati frapposti alla fruizione da parte degli italiani all’estero delle misure varate di recente, come il reddito e la pensione di cittadinanza, per consentire a quanti potrebbero rientrare di potere usufruire di strumenti di iniziale sostegno e di dignitosa sopravvivenza, in vista di un’auspicabile, anche se lenta, ripresa del Paese caraibico”.

Governo Lega - M5S e politiche per gli Italiani all'estero

Carissime e carissimi tutti,

sono passati alcuni mesi dall'insediamento del nuovo Parlamento.

Circa novanta giorni dopo le elezioni dall'accordo tra Lega e Movimento Cinque Stelle è nato un "contratto di Governo".

In tutta sincerità già nel primo mese dall'insediamento si è intravisto il preaccordo che ci ha portato alla nascita del Governo Conte con l'elezione dei due Presidenti delle Camere.

Ammiccamenti e spartizioni da mestieranti della politica millantando novità e cambiamento.

Abbiamo un Presidente del Consiglio e un Governo che hanno ricevuto la fiducia da parte di Camera e Senato il 13 giugno. L'Italia grazie ai suoi Ministri è rimbalzata all'onore della Stampa Italiana ed Estera. Dichiarazioni che vanno dall'appoggio alla Russia fino ad arrivare a dichiarazioni sui Migranti e sui diritti civili. Tutto a tracciare una via che è opposta a quanto costruito dai Governi del Partito Democratico.

La differenza si è vista subito. E che differenza. Nel 2013, iniziarono cinque anni di lavoro: un lungo tratto di strada sul cammino del risanamento, la conversione dei parametri economici da negativi a positivi, oltre 900.000 occupati in più di cui la maggioranza a tempo indeterminato, numeri record nelle esportazioni e affermazione del made in Italy nel mondo, la svolta nelle politiche degli italiani all’estero, riforme di civiltà come le Unioni civili, il Dopo di noi, il Fine vita e numerose altre. Si è ricostruita, inoltre, l’immagine internazionale del Paese, riconosciuto, dopo anni imbarazzanti, come un partner dignitoso e affidabile.
Oggi, di fronte a drammatiche necessità, come il lavoro ai giovani, il contrasto al disagio sociale, la costruzione di una governance a livello europeo dei flussi di immigrazione e lo spegnimento di focolai di guerra in aree di interesse strategico, i partiti premiati dagli elettori hanno consumato due mesi contendendosi la presidenza del consiglio e cercando di scegliere in campi altrui i partner preferenziali. Chi, come gli italiani all’estero, guarda da lontano alla situazione italiana, con spirito di appartenenza ma senza faziosità, rabbia e partigianeria, ha già espresso con chiarezza, anche mediante il voto, il suo orientamento a favore di un paese stabile, rinnovato, con una classe dirigente competente e credibile, attivo e autorevole nelle relazioni internazionali. Non è un caso che il Partito Democratico sia stato riconosciuto dalla maggioranza degli elettori come il riferimento più coerente rispetto a questa idea di Paese.
Gli italiani all’estero, anche in questo difficile passaggio sono stati un valore aggiunto, aiutando l’Italia.

Non ci è sorpreso il ripescaggio per il rotto della cuffia degli italiani all’estero nell’elenco di intenti, definito enfaticamente “contratto di governo”, stipulato tra Lega e Movimento 5Stelle. Che altro ci si poteva attendere da chi fino a ieri ha considerato chi emigra un incapace di farsi una vita in Italia e si è accanito, in Parlamento e fuori, contro la rappresentanza dei cittadini all’estero, la circoscrizione Estero e l’esercizio di voto che ha reso finalmente ed “effettivamente” cittadini oltre quattro milioni di persone?

Preoccupano invece, l’indirizzo di fondo del cosiddetto “contratto di governo” e l’immagine dell’Italia che esso propone all’opinione pubblica e ai nostri partner internazionali. La comunità italiana nel mondo è evocata come mercato del Made in Italy. L’Europa, ancoraggio indispensabile per un Paese con molti problemi come il nostro, è indicata come controparte e, tra le righe, come nemica. Altro che cittadinanza europea! L’internazionalizzazione del sistema Italia, scelta di fondo dei governi a guida PD per superare crisi economica e criticità interne e per aprirsi spazi reali nel contesto globale, esce dall’orizzonte strategico del Paese.

Tra gli impegni da assolvere a livello internazionale è più lunga la lista di quelli da rivedere o superare che non di quelli da onorare e sviluppare. Non a caso, il profilo delle nuove forze di governo ai nostri maggiori partner appare “paradossale”.

I centri regionali di detenzione per il rimpatrio e l’esclusione dagli asili dei figli degli immigrati ci danno brividi profondi e ci riportano alla mente le pagine più dolorose di xenofobia contro gli emigrati italiani.

Gli italiani all’estero hanno bisogno come dell’aria che si respira di un’immagine positiva dell’Italia. Ci sono voluti anni per restaurarla, dopo parentesi di discredito e talvolta da operetta. Oggi si rischia di tornare al punto di partenza.

L’opposizione che farò, ragionata, propositiva e ferma, non è dunque una posizione di parte, ma un atto di responsabilità verso l’Italia e verso i cittadini nel mondo.

Tra i rappresentanti degli Italiani all'Estero chi siede nelle fila del MAIE e dell'USEI si sono affrettati a dichiarare il loro voto favorevole e oggi abbiamo capito anche il perché.

La folgorazione, comunque, è venuta dalle 12 righe delle 58 pagine complessive che il programma di governo dedica agli italiani all’estero. Trascurando che lo stesso documento, all’intera politica estera del Paese dedica 20 righe di un programma che un istituto di analisi serio come il Cattaneo ha definito sovraccarico di misure securitarie e estremamente vago in politica estera. Gli italiani all’estero, insomma, non come leva strategica della presenza internazionale dell’Italia, ma come pollaio.

Venendo, poi, alle famose 12 righe, poiché i colleghi del MAIE hanno l’eleganza di fare confronti di comodo con il passato, bene, stiamo al gioco. Gli italiani all’estero sono evocati come mercato del Made in Italy, non come potenzialità e valore e, comunque, si ignora il massiccio sostegno degli ultimi anni alle politiche di internazionalizzazione e il raddoppio, da noi ottenuto, delle dotazioni per le Camere italiane di commercio all’estero. Per la lingua e la cultura si glissa sui 150 milioni inscritti nel Bilancio 2017; per la rete consolare si ignorano le 290 nuove assunzioni e i 4 milioni annui per i consolati, da noi ottenuti; per i COMITES e il CGIE, si parla in modo equivoco di un “adattamento” alla presenza dei parlamentari, mettendo in discussione la loro autonomia e ignorando la riforma materiale dell’ultimo anno, che ha riportato le risorse finalmente ai livelli pre-tagli; per la riforma del voto all’estero si auspica genericamente il superamento dei “brogli”, una pura ritualità finché non si affronta la questione nei contenuti e nelle modalità di voto.

Insomma, l’abbiamo capita: ancora una volta a qualcuno gli italiani all’estero serviranno per la demagogia e per inseguire carriere personali, ad altri toccheranno le responsabilità delle azioni e delle politiche.

Il voto contrario al governo Lega-5Stelle, che ho manifestato al Senato, al di là di qualsiasi pregiudizio politico si lega ai motivi profondi di cui ci sentiamo portatori come espressione del mondo dell’emigrazione e della nuova italianità nel contesto globale. Di questi valori di apertura internazionale, di rafforzamento dell’immagine e del ruolo dell’Italia, di incontro tra popoli e culture diverse, di governance degli strutturali processi di migrazione, di promozione del Sistema Paese nel mondo, di interculturalità e di solidarietà umana non esistono tracce visibili nel contratto di governo né nel discorso programmatico del Presidente Conte.  

Un discorso, pronunciato in un ‘aula senatoriale trasformata in una specie di palazzetto dello sport, che si risolve in un lungo elenco di generiche intenzioni e di slogan verniciati di nuovismo, per nessuno dei quali è indicato un qualche elemento di compatibilità finanziaria e di gradualità operativa. L’idea di Paese che ne esce è quella di una società dominata da preoccupazioni assistenzialistiche, pronta a interpretare i vincoli europei in termini conflittuali e polemici, senza alcuna visione multilaterale, inconsapevole delle reti di promozione che pure possiede nel mondo sul piano linguistico-culturale, imprenditoriale e professionale, commerciale, grazie anche alle decine di milioni di persone d’origine. Un’Italia, insomma, che ha scelto i suoi nuovi alleati: in Europa Orbàn e nel mondo Putin.

I cinque milioni di cittadini italiani all’estero sono finalmente evocati in un discorso programmatico, ma come protagonisti di brogli elettorali e di criticità, che naturalmente il governo si propone di stroncare. Di fronte all’esperienza di partecipazione democratica realizzata con la circoscrizione Estero vengono i brividi, sarebbe stato mille volte meglio essere ignorati.

“Non siamo e non saremo mai razzisti”, ha proclamato enfaticamente Conte. Ma più del programma recitato, pesa il programma reale della “pacchia è finita” e dell’”esportazione di galeotti”, così come le posizioni di altri ministri sulla famiglia, sulle questioni di genere, sui vaccini e altro ancora.

In chiusura di quest'anno finanziario e con la discussione della legge di bilancio stiamo assistendo ad uno scenario ridicolo. Un tira e molla contro l'Europa che a nulla è valso se non a fare perdere di credibilità l'Italia e tenere sotto scacco l'Italia dai mercati finanziari con la conseguente perdita di miliardi di risparmi dei cittadini italiani. Dopo anni di in cui le politiche per gli italiani all'estero venivano finanziati con interventi diretti sui capitoli di spesa del bilancio dello Stato quest'anno è arrivato il "cambiamento" non sperato e cioè il totale abbandono e nessun interesse concreto da parte del Governo e dei partiti che sostengono questa maggioranza per gli Italiani all'estero. Nessuna proposta fatta è stata finora accolta, ma questo nel gioco delle parti tra maggioranza ed opposizione ci può stare, ma nemmeno la maggioranza e i rappresentanti eletti all'estero che sostengono questo Governo hanno proposto nulla per finanziare quei capitoli di spesa che riguardano la diffusione della lingua e cultura italiana nel Mondo, gli organi di rappresentanza degli italiani all'estero come i Comites e il CGIE, nessun finanziamento per l'editoria.

Governare significa programmare, fare, realizzare. Gli italiani all’estero in questi anni sono stati destinatari di scelte, politiche, azioni di governo consolidate nel tempo. Oggi, al di là delle parole di autolegittimazione e di autoconsolazione, non ci sono stati i fatti concreti. Pronti con spirito costruttivo a stimolare, a suggerire, a concorrere al miglior esito delle azioni da mettere in campo, ma anche a giudicare e a levare con fermezza una voce critica quando gli interessi degli italiani all’estero lo richiedano ed è per questo che ad oggi possiamo affermare che a questo Governo, ai rappresentati eletti all'estero che sostengono questo Governo nulla importa degli Italiani all'estero e delle politiche che li governano.  

Rinnovo a tutti i miei auguri di buone feste.

P.S. Siamo al 20 dicembre e per la prima volta da quando sono in Parlamento non c'è il testo della legge di bilancio che le commissioni e l'assemblea dovrebbero discutere, integrare e approvare. E' una totale mancanza di rispetto delle prerogative del Parlamento e del sistema democratico

Sen. Francesco Giacobbe (PD): Affari Esteri - Audizione Ministro Affari Esteri Moavero Milanesi sulle linee guida del dicastero

Il Senatore Francesco Giacobbe(PD) è intervenuto oggi in sede di commissioni congiunte di Camera e Senato Affari Esteri ed Emigrazione durante l'audizione del Ministro Moavero Milanesi sulle linee programmatiche del suo Dicastero.

Nel corso del suo intervento Moavero Milanesi ha ricordato che gli italiani all'estero sono una "realtà importante" e per questo la Farnesina intende potenziare, tra le altre cose, la rete degli istituti culturali all'estero, preservare il made in Italy e gestire gli effetti della Brexit sui cittadini che vivono nel Regno Unito.

"Dovremmo pensare alle nostre comunità al di là delle questioni sentimentali" - ha dichiarato il Senatore -"perché sono perfettamente integrate e possono essere di grande assistenza alla promozione dell'Italia nel Mondo aiutando a coglierne le grandi opportunità specialmente in mercati lontani come ad esempio nel sud est asiatico. In Australia, dove vivo, abbiamo rapporti privilegiati con questi Paesi e tantissimi australiani di origine italiana lavorano in questo settore. Potrebbero rappresentare una grande risorsa per facilitare l’ingresso delle aziende italiane in quelle realtà. Per utilizzare bene questo potenziale servono molte cose, tra cui i servizi di cittadinanza, il riacquisto della cittadinanza perduta in Australia o negli Stati Uniti e rafforzare i legami culturali" - ha continuato Giacobbe - "bisogna andare verso la diffusione della lingua italiana nelle scuole e capire che ogni euro speso in cultura è un investimento a lungo termine". "Il Governo precedente ha fatto molto, invertendo la rotta del passato e riallocando nuove risorse. Spero che il nuovo Governo possa continuare su questa strada" - ha concluso il Senatore.

Il Ministro nella replica si è detto d'accordo con l'intervento del Senatore Giacobbe e che bisogna riconoscere il valore morale e sentimentale della nostra storia e delle nostre Comunità cosciente che oggi queste hanno un valore, anche economico, molto importante per l'Italia.

PARLAMENTARI PD ESTERO: BUON LAVORO A MERLO E PICCHI. GLI ITALIANI ALL’ESTERO SIANO UNA LEVA STRATEGICA PER IL PAESE

Esprimiamo gli auguri di buon lavoro al Senatore Ricardo Merlo e all’Onorevole Guglielmo Picchi per la nomina a Sottosegretari agli affari esteri e alla cooperazione internazionale, che probabilmente preluderà anche all’assegnazione a uno dei due della delega per gli italiani nel mondo.

È positivo che tale responsabilità tocchi a chi ha una conoscenza diretta della vita e dei problemi delle nostre comunità all’estero. Su questo piano, anche se per noi le distanze dalle posizioni generali di questo governo e, in particolare, dalle opzioni di politica estera restano grandi, non mancheranno i nostri costruttivi suggerimenti e la nostra costante sollecitazione a ben operare. Lo abbiamo detto e lo ripetiamo: gli interessi degli italiani all’estero vengono prima di tutto. Per quanto ci riguarda, resteremo fedeli a questa scelta, pur nelle difficili condizioni date.

Al di là dei risvolti personali, comunque, in questa fase di impostazione degli indirizzi politici del nuovo esecutivo ci preme ribadire un orientamento di fondo che, con impegno e non senza fatica, si è cercato di far maturare in questi anni: gli italiani all’estero non sono una categoria da assistere ma una delle principali leve strategiche che l’Italia ha nelle mani per internazionalizzare il suo Sistema Paese e per realizzare una sua presenza attiva a livello globale. Sarebbe un grave errore se, parafrasando uno degli slogan più ascoltati durante la campagna elettorale, in nome di una nominale priorità, fossero rimessi in un ghetto o in una trincea assistenzialistica e difensiva.

In questa ottica, l’esperienza ci dice che non bastano le buone intenzioni: nulla è scontato e nulla è ipotecato, ma tutto deve essere costruito con la chiarezza e la credibilità delle proposte, con l’unità delle forze e con le scelte che riguarderanno l’intero Paese, all’interno e nella sua proiezione internazionale.  

 

I Parlamentari PD Estero: Garavini, Giacobbe, Carè, La Marca, Schirò, Ungaro     

NAVE AQUARIUS/ PARLAMENTARI PD ESTERO: NON USARE LA VITA DELLE PERSONE PER ESIBIZIONI DI DIPLOMAZIA MUSCOLARE

“629 persone, di cui 123 minori non accompagnati, 11 bambini e 7 donne incinte, raccolte al largo della Libia dalla nave Aquarius, sono il simbolo innocente e dolente della prova di forza che il Ministro Salvini e il governo Conte hanno voluto intraprendere nominalmente con Malta e indirettamente con i partner europei. In non casuale coincidenza con la consultazione elettorale amministrativa”. Così, in una nota congiunta, i sei parlamentari Pd eletti all’estero, i senatori Garavini e Giacobbe, e i deputati Carè, La Marca, Schirò e Ungaro, criticano la posizione del Ministro dell’Interno che ieri ha deciso di chiudere i porti italiani alla nave di Sos Mediterranée con 629 migranti a bordo.
“629 persone: vite umane, usate cinicamente come oggetto di polemica bilaterale e confronto internazionale e come pretesto di propaganda elettorale”, stigmatizzano i parlamentari Pd. “Da parte di forze che hanno sempre chiesto di riaffermare le radici cristiane dell'Europa al posto della sua tradizione di laicità e di libertà e che non si vergognano di esibire simboli religiosi in manifestazioni elettorali. E in nome di un paese che, con il suo 2,4 per mille, ha la percentuale più bassa di richiedenti asilo su mille abitanti tra tutti i paesi europei”.
“Non ci interessano i cavilli avvocateschi che consentirebbero in alcuni casi di derogare agli obblighi internazionali di accoglienza sanciti da trattati ai quali l'Italia ha aderito da decenni. Ci interessa – continuano i democratici – che le persone siano messe al sicuro e che ad esse si applichino con umanità ed equità i criteri di selezione in vigore per i richiedenti asilo”.
“Ci interessa ancora di più – continua la nota – che il nome degli italiani, che in trenta milioni sono stati emigranti e hanno riempito con il loro nome le tragedie del mare e del lavoro in tutto il mondo, non sia associato ad operazioni che scambiano persone e destini con trattative diplomatiche o, peggio ancora, con esibizioni muscolari. Il problema degli immigrati è certamente il maggior fattore di tensione nei rapporti comunitari e lo si affronti con la necessaria fermezza con i nostri partner. Non mettendo in gioco, tuttavia, vite umane, ma, allo stesso tempo, - concludono Garavini, Giacobbe, Carè, la Marca, Schirò e Ungaro – perseguendo la linea di freno e controllo nei luoghi di partenza, già adottata dal governo Gentiloni e dal ministro Minniti, con risultati obiettivamente significativi”.

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