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NAVE AQUARIUS/ PARLAMENTARI PD ESTERO: NON USARE LA VITA DELLE PERSONE PER ESIBIZIONI DI DIPLOMAZIA MUSCOLARE

“629 persone, di cui 123 minori non accompagnati, 11 bambini e 7 donne incinte, raccolte al largo della Libia dalla nave Aquarius, sono il simbolo innocente e dolente della prova di forza che il Ministro Salvini e il governo Conte hanno voluto intraprendere nominalmente con Malta e indirettamente con i partner europei. In non casuale coincidenza con la consultazione elettorale amministrativa”. Così, in una nota congiunta, i sei parlamentari Pd eletti all’estero, i senatori Garavini e Giacobbe, e i deputati Carè, La Marca, Schirò e Ungaro, criticano la posizione del Ministro dell’Interno che ieri ha deciso di chiudere i porti italiani alla nave di Sos Mediterranée con 629 migranti a bordo.
“629 persone: vite umane, usate cinicamente come oggetto di polemica bilaterale e confronto internazionale e come pretesto di propaganda elettorale”, stigmatizzano i parlamentari Pd. “Da parte di forze che hanno sempre chiesto di riaffermare le radici cristiane dell'Europa al posto della sua tradizione di laicità e di libertà e che non si vergognano di esibire simboli religiosi in manifestazioni elettorali. E in nome di un paese che, con il suo 2,4 per mille, ha la percentuale più bassa di richiedenti asilo su mille abitanti tra tutti i paesi europei”.
“Non ci interessano i cavilli avvocateschi che consentirebbero in alcuni casi di derogare agli obblighi internazionali di accoglienza sanciti da trattati ai quali l'Italia ha aderito da decenni. Ci interessa – continuano i democratici – che le persone siano messe al sicuro e che ad esse si applichino con umanità ed equità i criteri di selezione in vigore per i richiedenti asilo”.
“Ci interessa ancora di più – continua la nota – che il nome degli italiani, che in trenta milioni sono stati emigranti e hanno riempito con il loro nome le tragedie del mare e del lavoro in tutto il mondo, non sia associato ad operazioni che scambiano persone e destini con trattative diplomatiche o, peggio ancora, con esibizioni muscolari. Il problema degli immigrati è certamente il maggior fattore di tensione nei rapporti comunitari e lo si affronti con la necessaria fermezza con i nostri partner. Non mettendo in gioco, tuttavia, vite umane, ma, allo stesso tempo, - concludono Garavini, Giacobbe, Carè, la Marca, Schirò e Ungaro – perseguendo la linea di freno e controllo nei luoghi di partenza, già adottata dal governo Gentiloni e dal ministro Minniti, con risultati obiettivamente significativi”.

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